LA VALIGIA DI CARTONE .
ROMANZO – DI Giovanni Maffeo - Poetanarratore -
Presentazione :
Nome: Giovanni Maffeo
Poetanarratore .
In questa mia narrativa dei miei pensieri ,dell’umana gente. La poesia trionfa nella mia travagliata e meravigliosa vita. Con molti anni alle mie spalle apro i miei occhi al mondo, nell’anima mia, al mio fiorito luogo natale . tra colli e il mare. Incomincio a meditare ,a esporre un fraseggio del mio immaginario di poeta narratore. Racconto a voi a tutte le genti :dialoghi ,storie narrativa di me; della mia gente, del mio stato d’animo, del mio pensiero ,passando ad allargare lo spazio della natura ,come della storia ,cercando con ansia cosmica le vie del cielo risalendo con spirito d’umana virtù .Non solo ai primi abitatori della terra che le leggende e le favole ricordano. Oggi che viviamo nel ventesimo secolo dove tutto è superato ,rimane il pensiero della gente, “la poesia”. Giovanni Maffeo, ”il poeta narratore”
“IL PENSIERO DEL POETA NARRATORE” da qui incomincia a scrivere narrativa per ampliare la sua natura appariscente .Ama la realtà delle cose e del bel divenire ,coglie momenti di gioia e di sacrificio e si mostra nudo al mondo della letteratura e della poesia .
Introduzione .
Si vuole narrare un tempo ove in Italia da qualche anno finita l’ultima guerra mondiale , il tempo fanciullo di Giovannino ,il mio tempo! Della mia Emigrazione in terra bergamasca ,della mia “Valigia di cartone “
Narrazione in seconda persona ,ma è comunque la mia storia .
Voglio dunque non solo mostrare in parole la mia infanzia ,ma evidenziare un vivere quotidiano diverso da oggi che per molti di noi oggi è profano ,è antico ,o meglio obsoleto ,ma allora si risorgeva ,come dalle rocce sorge l’acqua pura ,la vita si ostentava e la fame si sentiva .Un mondo contadino per la maggior parte fatto di mezzadria ove il patriarcato della nobiltà era ancora vincente e evinceva il dominio padronale che per secoli hanno dominato un sistema feudale e se vogliamo monarchico . Fu infatti il dopo guerra a smantellare questo potere ,a dare una maggiore uguaglianza al popolo per una nuova era ,per una ricostruzione .Da qui le molte fabbriche del nord Italia permettevano ai molti contadini del sud ad emigrare ,a farsi una nuova vita e dare ai figli una maggiore sicurezza economica e sociale .
Questo infatti produsse ricchezza e stabilità economica per tutti ,ma a mio dire sconcertò quello che fu l’appartenenza ,il modo di vivere e nella stessa Itali ,tra gli stessi fratelli ci furono screzi di razzismo .Questo già fu annunciato nel 1850 con l’unione d’ Italia ,il potere dunque creato dagli uomini senza scrupoli permise a saccheggiare e a sminuire un sud fiorente e con l’evento della guerra distrusse il poco di buono che era rimasto .Il sud dunque fu teatro non solo dei tanti popoli che lo avevano vissuto e appropriato , ma reso talmente povero che le classi più deboli si videro migrare in America in Belgio ,in Francia ,in Germania ,in molte nazioni del mondo .I pochi rimasti fecero studiare i figli con sacrifici ,da questi poi professori molti insegnarono al nord ,un po’ in tutta la nazione ,oltre occuparono per la maggior parte le cattedre del nord e uffici pubblici ,un esercito di statali derivanti per la maggior parte dal sud .
L’invidia dunque era feroce , come era ostile la frequenza nelle fabbriche del nord ,un contrasto razziale senza pari .In questa narrativa dunque vi porto a scoprire l’Italia dei tempi passati , tempi in cui come detto c’era tanta fame ,ma non solo di cibo ,di inventiva, di credibilità ,di un riprendere in mano la vita e creare, conquistare un benessere con fatica acquisito .Ad oggi questi valori si sono affievoliti ,si sono persi ,l’evento della ricchezza ha portato lo sfacelo sociale e per i molti imprenditori ,per molti lavoratori si soffre una crisi senza pari .I più furbi hanno saccheggiato di nuovo l’Italia e ci vorrà un’altra ricostruzione ,non solo strutturale e economica , ma anche di vedute e concezioni diverse sempre che ci sarà il modo e la volontà di farlo .
La fine della seconda guerra mondiale vedeva un'Italia sconfitta ed occupata da eserciti stranieri al pari della Germania e delle altre potenze dell'Asse, condizione che aggravava la cronica distanza nei confronti dei paesi dell'Europa più sviluppata di cui soffriva sin dall'epoca del Risorgimento ed a cui sfuggivano solo poche isole felici. Le nuove logiche geopolitiche della Guerra fredda contribuirono, tuttavia, a far sì che l'Italia, paese cerniera fra l'Europa Occidentale, la Penisola Balcanica, l'Europa Centrale e l'Africa Settentrionale, vedesse del tutto dimenticato il suo antico ruolo di potenza nemica e potesse così godere, a partire dal 1947 di consistenti aiuti da parte del piano Marshall, valutabili in circa 1.2 miliardi di dollari dell'epoca
La fine di tale piano (1951) coincise inoltre coll'acme della Guerra di Corea 1950-1953, il cui fabbisogno di metallo ed altre materie lavorate fu un ulteriore stimolo alla crescita dell'industria pesante italiana. Si erano poste così le basi d'una crescita economica spettacolare, destinata a durare sino alla crisi petrolifera 1763 ed a trasformare il Bel paese da Paese sottosviluppato dall'economia eminentemente agricola ad una delle nazioni più sviluppate dell'intero pianeta. Per esempio, nei tre anni che intercorsero tra il 1959 ed il 1962, i tassi di incremento del reddito raggiunsero valori da primato: il 6,4%, il 5,8%, il 6,8% e il 6,1% per ciascun anno analizzato. Valori tali da ricevere il plauso dello stesso presidente statunitense Johon F. Kennedy in una celebre cena col presidente Antonio Segni .
Questa grande espansione economica fu determinata in primo luogo dallo sfruttamento delle opportunità che venivano dalla favorevole congiuntura internazionale. Più che l'intraprendenza e la lungimirante abilità degli imprenditori italiani , ebbero effetto l'incremento vertiginoso del commercio internazionale e il conseguente scambio di manufatti che lo accompagnò . Anche la fine del tradizionale protezionismo dell'Italia giocò un grande ruolo in quella fase . In conseguenza di quell'apertura, il sistema produttivo italiano ne risultò rivitalizzato, fu costretto ad ammodernarsi e ricompensò quei settori che erano già in movimento. La disponibilità di nuove fonti di energia e la trasformazione dell'industria dell'acciaio furono gli altri fattori decisivi. La scoperta del metano e degli idrocarburi in val padana, la realizzazione di una moderna industria siderurgica sotto l'egida dell'IRI, permise di fornire alla rinata industria italiana acciaio a prezzi sempre più bassi.
Il maggiore impulso a questa espansione venne proprio da quei settori che avevano raggiunto un livello di sviluppo tecnologico e una diversificazione produttiva tali da consentir loro di reggere l'ingresso dell'Italia nel Mercato comune. Il settore industriale, nel solo triennio 1957-1960, registrò un incremento medio della produzione del 31,4%. Assai rilevante fu l'aumento produttivo nei settori in cui prevalevano i grandi gruppi: autovetture 89%; meccanica di precisione 83%; fibre tessili artificiali 66,8%.Ma, va osservato che il «Miracolo economico » non avrebbe avuto luogo senza il basso costo del lavoro. Gli alti livelli di disoccupazione negli anni cinquanta furono la condizione perché la domanda di lavoro eccedesse abbondantemente l'offerta, con le prevedibili conseguenze in termini di andamento dei salari.
Il potere dei sindacati era effettivamente fiacco nel dopoguerra e ciò aprì la strada verso un ulteriore aumento della produttività. A partire dalla fine degli anni cinquanta infatti, la situazione occupazionale mutò drasticamente: la crescita divenne notevole soprattutto nei settori dell'industria e del terziario. Il tutto avvenne, però, a scapito del settore agricolo. Anche la politica agricola comunitaria assecondò questa tendenza, prevedendo essa stessa benefici e incentivi destinati prevalentemente ai prodotti agricoli del Nord Europa: tendenza del resto inevitabile, visto il peso specifico ormai raggiunto da aziende quali Olivetti e Fiat dentro e fuori dall'Italia, e la potenza di capitani d'industria come Giovanni Agnelli rispetto ai deboli governi della prima repubblica Italiana .
Vi lascio dunque a questo mio racconto “ LA VALIGIA DI CARTONE “ ove ne sono protagonista mostrandovi le due realtà e le due ere che si sono susseguite ; l’era manuale , l’era meccanica , e l’era elettronica ,oggi anni 2014 entriamo nella terza era , molto diversa ,molto più specializzata ,ma anche molto disfattista per l’occupazione numerica ,per la complicazione propositiva e specialistica .
Era l’inizio del 1955 ,ero un bambino ,ad oggi ricordo i minimi particolari come se fosse ora : racconto di me, di quel tempo, di come era la vita di allora e i luoghi col seguire degli eventi e dei fatti accaduti ,un’esplorazione nella mia mente dei ricordi .
Gli anni passavano come il vento e l’infanzia era oramai alle spalle ,si faceva avanti l’adolescenza con i suoi primi sintomi di frenesia ove i profumi affioravano il sentire di Giovannino .Il cambiamento era nell’aria ,come la musica ,il vestire ,la voglia di vivere quell’epoca del dopo guerra .cominciavano gli anni sessanta ,un’era che ha segnato la storia .Forse è troppo presto di parlare di valige ,perché Giovannino prima di andare via dal suo paese ha molte altre storie della sua infanzia da raccontare .In questa prima parentesi si dà accenno al suo tempo in cui si fecero i preparativi per emigrare in terra Bergamasca ,infatti tende a portarsi avanti per poi tornare indietro ,ma che comunque altre storie vi verranno narrate .
Dopo il lungo inverno passato alla casa di campagna Giovannino si prepara con i suoi a emigrare in terra bergamasca , era l’inizio della primavera e le prime gemme spuntavano dai rami ,si accorse che molte erano le cose da fare :salutare gli amici ,quelli con cui aveva trascorsi momenti felici ;c'era Amedeo Falgidano ,Giuseppe Picardi , amici stretti ,amici per la pelle ,quante le avventure fatte assieme ! Di recarsi a Candida paese di suo padre a salutare la zia Francesca e lo zio Luigi Cavallone e i suoi cugini ,la sua nonna Giovanna Cutillo , la nonna paterna, che in quel tempo era ritornata al suo paese di Candida ,lei nacque comunque a Boston in America ,poi tornata in Italia con suo padre che emigrò negli anni precedenti alla sua nascita .Giovannino oltre che andava dalla sua nonna ,doveva recarsi dal ciabattino e salutare tutti ,insomma un da fare che ci volevano giorni per completare tutte quelle visite .
Lasciava dunque la sua amata terra e nel cuor suo c’era un velo di tristezza ,capiva che lasciava qualcosa di cui lui ne era innamorato , la gente con cui aveva condiviso il bello della sua prima infanzia ,le prime emozioni e gioie ,le scorribande nei campi e le varie corse che spesso aveva fatto giù per la strada sdrucciola dove c’era ,c’è la chiesetta della sua madonna ,la madonna incoronata ,dal viso dolce ,col suo bimbo imbraccio e la corona sulla testa ,spesso chiamata da Giovannino , la Madonna incoronata , li a pochi passi il laghetto dove con gli amici passavano momenti a guardare le rane i Gerini appena nati .
Correva Giovannino ,correva ancora lungo quella strada ,correva e non lo fermava nessuno ,correva tra il vento e la pioggia tra le foglie che l’autunno si era lasciato alle spalle e l’erba fresca appena germogliata ,tra i primi ciclamini e i canti di uccellini che annunciavano la nuova primavera ,sentiva in se una nuova vita e a quella prossima che lo attendeva . Dopo aver salutato tutti ,un pomeriggio di una giornata di sole si recò nei campi dove suo padre aveva lavorato ,si avvicinò ad ogni albero di frutto alle viti ai ruscelli ,ad ogni angolo dove lui era stato e passato momenti di quiete di armonia dove lui ne aveva raccolto gioia e si era sfamato con i frutti e la sua sete e fame ,si recò sull’aia e ballò la danza dell’addio .
Pianse e rise e girandosi intorno guardò il cielo azzurro mentre l’aria fresca lo invadeva e colse l’abbraccio del sole. Colse l’attimo del cambiamento che per lui incerto ma sorprendente .Aveva solo dieci anni Giovannino a quell’epoca e un altro mondo lo attendeva ,altre strade da percorrere altre storie diverse da raccontare ,di un tempo fanciullo ,di nuovi amici ,di un inizio che ancora in lui era sorpresa e non sapeva cosa lo aspettasse ,recarsi in una città del nord Italia era per lui una enorme meta ,come se fosse una montagna da valicare ,da raggiungere quasi a piedi ,e si,che lui di corse ne faceva,era il più veloce del paese che a quei tempi solo lui e un altro dal nome Gerardo erano capaci , anche lui rosso di capelli ,e nelle gare che facevano intorno al paese quasi sempre uno dei due vinceva .
Lasciava la festa patronale ,i fuochi d’artificio ,le bancarelle e il muso del maiale ,questo cotto veniva mangiato con il limone ,lasciva le luci colorate che in quella ricorrenza venivano messe in tutto il paese ,la banda che suonava sul palco e i cantanti che allora rallegravano le serate di festa , questi erano cantanti famosi che negli anni sessanta giravano al sud ,per le feste patronali ,lasciava la sua chiesa dove piccolino si recava a pregare ,il monte Serrone , i santuari che la sua nonna gli aveva fatto conoscere,il monte Vergine ,il monte sacro, dove i devoti facevano voto di penitenza recandosi su a piedi .
Lasciava la sua micia ,il suo cane ,che capiva che se ne andava e gli faceva le fusa,il suo cane gli scodinzolava la coda e faceva bau,come dire:perché te ne vai? La stazione dove spesso si era recato per andare al cinema ad Atripalda un paese limitrofo ad alla città di Avellino ,rivedeva la fattoria della nonna Giovanna e quella della nonna Luisa e nel suo stomaco tutto si ristringeva ,ma oramai era un giovanotto con una folta chioma riccia si sentiva un uomo o quasi.
Arrivato il giorno della partenza e preparatosi la sua valigetta di cartone con pochi panni dentro e poche cose sue personali ,lui e la sua famiglia si incamminarono a piedi alla stazione del suo paese Salza Irpina a prendere il treno per Avellino ,da li poi per Napoli e da Napoli a Milano per poi seguire il percorso per Bergamo .
Giovannino partì da quella terra nel lontano 1961 e fu ospite in terra bergamasca ,seguiranno altre
Nel lontano 1961 ,esattamente nel mese di Febbraio Giovannino approda sulla terra promessa ,la terra Lombarda .Faceva ancora molto freddo e il viaggio fu lungo in quel treno che a quei tempi dava l’immagine di una avventura ,suo padre aveva preparato delle merende per quel lungo viaggio ,delle grosse fette di pane che sua madre aveva sfornato per l’ultima volta dal forno ,con dentro del formaggio e del salame ,companatico che lui stesso aveva prodotto ,una bottiglia di vino e dell’acqua ,Giovannino e suo fratello Saverio e Giovanna e la piccola Maria Grazia guardavano meravigliati i paesaggi che dal treno si lasciava alle spalle ,tutto sembrava meraviglia ,la mamma anch’essa era un po timorosa ed emozionata ,dopo tempo rivedeva la sua mamma e il suo padre già residenti da un po’ di tempo a Bergamo ,ma il padre di Giovannino essendo già stato su era tranquillo ,e per due lunghi anni aveva trovato lavoro a una grande fabbrica di metal meccanica ,questa ditta gli aveva dato opportunità di lavoro e di sicurezza per la sua famiglia e per avere una certezza di un lavoro .
D’altro canto erano gli anni della ricostruzione e molte fabbriche del nord richiedevano manodopera .Era il tempo dove in molti settori si apriva il bum economico e tutti ne fecero tesoro ,come furono molte le situazioni politiche :di seguito infatti ci furono molte stragi e molti morti ,un paese il nostro di radici antiche ,di gente colta e grandi avventurieri ,di poeti e di scienziati,di gente semplice e grandi sognatori ,ma anche di furfanti e malfattori .
Comunque tutto era novità per Giovannino ,alle varie fermate delle stazioni di Napoli ,di Firenze ,di Bologna Giovannino guardava curioso il nuovo mondo ,le grandi costruzioni e i grandi condomini e palazzi d’ogni misura ,sentiva quel odore diverso dal suo luogo e apprezzava il bello che vedeva ,tra la gente notava il vestire elegante e si sentiva un po pezzente ,lui che vestiva semplice :un pantalone comperato al mercato di Atripalda e una maglia regalatogli da un suo zio che nel passato era stato da loro a trascorrere le vacanze ,un cappottino sgualcito e delle scarpe che il ciabattino gli aveva dato in occasione quando andò a salutarlo,notava la natura che in quel fine di febbraio si stava svegliando nell’attesa della prossima primavera e vedeva già le prime gemme sui rami,notava le grandi distese dei campi e il colore della terra in quei primi tratti era nera,i colli della Toscana e le bellezze della bella Roma ,i profumi della Romagna e il suo mare ,e le distese della Lombardia grandi pianure .
La sua mamma accarezzava a se i suoi piccoli e con una timida voce gli sussurrava: comportatevi bene ora che andiamo su, rispettate gli altri e fatevi voler bene da tutti ,li si trovavano già i nonni materni che in precedenza si erano trasferiti un paio d’anni prima ,il nonno Saverio e la nonna Luisa ,quelli che avevano la fattoria nei pressi della stazione di Salza Irpina. Il padre aveva affittato un appartamento dal cugino di Giovannino ,figlio del nonno Saverio ,questo appartamento era sito nella città antica di Bergamo e lo aveva già arredato con gli arredi necessari per tutta la sua famiglia. Arrivati a Milano Giovannino vide l’enorme stazione e la moltitudine di gente che andava e veniva ,gente d’ogni ceto sociale che frenetica si muoveva in quel quotidiano per lui tutto strano.
Preso il treno locale per Bergamo si avvicinava alle montagne della Bergamasca e l’aria fresca si sentiva sempre di più,il manto nevoso faceva da cornice e tutto dentro di lui era una evolversi di novità , un traguardo che stava per avverarsi nella nuova terra. Dopo qualche ora arrivarono a Bergamo ,alla stazione nessuno era ad attenderli ,preso il tram si arrivano alle porte di San Giacomo ,passando per le porte di San Agostino ,qui la strada costeggiava tutte le mura della città antica e si vedeva la città bassa un panorama incantevole per Giovannino ,un nuovo luogo che già in lui gli si apriva ai suoi occhi come un qualcosa di bellissimo e travolgente .
Arrivati alle porte di San Giacomo scende dal pullman con la sua famiglia .Era una giornata come detto fredda ,un bel sole faceva riflesso sui palazzi antichi e dava quella immagine di un antico coinvolgente ,presero la stradina che li portava alla nuova dimora e Giovannino diceva al padre: Papà , papà ,ma quando arriviamo ?Ho fame! Il padre tranquillo e sorridente lo tranquillizzava ,gli diceva che ancora qualche metro e si sarebbero finalmente casati ,le valige erano pesanti e tante erano state le fatiche a portarle a spalla . … finalmente arrivati presero una strettoia ,la via Arena ,questa sita dietro al Duomo di città alta ,lì dove ha sede la piazza antica ,la piazza vecchia così chiamata ,salgono diverse scale e entrano in quella casa svuotano le valige e Giovannino sempre curioso chiese ai suoi di uscire per un attimo ,per andare a vedere quel luogo .
Si recò alla piazza vecchia e vide tantissimi colombi ,una meraviglia! Era come se fosse stato sulla sua aia a giocare ,con la differenza che li c’erano i colombi , mentre sulla sua aia c‘era di solito la paglia per il fieno e il grano da macinare ,si addentrò nel centro della piazza e con lo stupore di molti si volteggiò su se stesso , alzò le mani al cielo e i colombi volarono in alto tra il cielo azzurro , tra se un grido di gioia e lo manifestò per aver trovato un luogo che a lui piacque già da subito,vedeva così la nuova terra .
Proseguo con la nuova occupazione lavorativa di Giovannino:
Dopo qualche giorno che si era stabilito nella nuova casa ,in via Arena nella città vecchia di Bergamo Giovannino cominciò ad ambientarsi alla nuova vita ,qui l’abitazione non era come la casa di campagna che era spaziosa e intorno c’erano giardini e campi ,ma restava tutto più chiuso in una architettura antica ,dove comunque lui apprezzava quel fascino fiabesco dell’antico tempo.
Trovava quindi il colle aperto e San Virgilio ,località queste collegate alla stessa città vecchia non lontane dalla piazza vecchia ,qui si affacciava,si affaccia , la veduta della città bassa e specialmente nelle giornate di sole o a tarda sera si vede la bellezza della distesa del territorio con le tante costruzioni ,contornata da mura altissime ,una cornice romantica per la lunga passeggiata di questo luogo .Fa presto conoscenza con altri ragazzini lì residenti e comincia da subito a relazionarsi con loro ,conosce Salvatore Murro e Nicola Adobati ,due ragazzi anch’essi emigranti ,uno dalla Sardegna e l’altro di padre Siciliano e madre bergamasca e che subito ne divine amico ,questi a sua volta gli fanno conoscere altri amici ,Nino e Andrea e di seguito altri che nel racconto vi citerò.
Ora però parliamo di lavoro: come vi avevo detto lo zio di Giovannino Amato Giangregorio figlio di suo nonno materno aveva fatto il servizio militare a Bergamo e da questi si casò a Bergamo e si sposò con una ragioniera bergamasca aveva aperto una ditta di maglieria e aveva diverse lavoranti e lo zio volle che anche Giovannino andasse a lavorare da lui ,le sue mansioni erano di seguire l’addetto ai telai di maglieria e aiutare lui nel imbustare e scatolare le maglie per poi spedirle in tutta Italia e all’estero ,un laboratorio al quanto funzionale e ben organizzato .
Iniziò subito Giovannino e fu presto gratificato dall’accoglienza di tutti ,in particolare dalle ragazze che come detto erano molte ,alcune lo coccolavano e gli sorridevano ,lui con poca malizia diventava subito rosso e a volte non capiva ,già comunque era rosso di capelli poi si ci metteva il rossore della pelle e diventava una fiamma,ma gli piaceva ricevere quelle aggraziate attenzioni ,non era mai stato a contatto di una donna e lì di femmine ce n’erano ed erano anche molto belle !Sentiva già allora quel profumo di donna che mai aveva sentito e capiva quanto fosse eccitante tutto quello.
Erano molti i favori che gli chiedevano le ragazze ,e con scuse varie lo solleticavano e a volte abboccava ingenuamente ,Giovannino annuiva e con parole di consenso gli mostrava tutta la sua disponibilità e simpatia .Capitò che negli anni seguenti si innamorò perfino di una di queste con scarsi risultati , ma la timidezza lo penalizzava e non riusciva a farsi avanti ,davanti a tanta grazia e tanta abbondanza in se soffriva ,vedeva i loro grembiuli scollati che d’estate vestivano quasi tutte sbottonate davanti e le cosce e il loro corpo si mostrava sensuale e invitante,insomma era un piacere a vedere tanta grazia di Dio,ma anche una sofferenza per lui che incominciava a sentire il fremito del desiderio ,avrebbe voluto toccare accarezzare quei corpi sensuali ,anche perché più volte gli fu dato opportunità di farlo ,ma lui aveva paura come se fosse un frutto proibito da mangiare ,lui che era ,è di sangue caliente tutto gli ribolliva nelle vene e non solo nelle vene ,e fu in più occasioni che si ritrasse con la paura di essere rifiutato o di fare brutta figura.
Ora si pente per non aver accettato e averci con alcune di loro provato ,ma già allora sentiva che per avere una storia ci doveva essere un qualcosa di sentito ,di attrazione sentimentale altrimenti restava solo sesso ,questo comunque fu per lui tabù per molti anni.
Si alzava alle sette di mattina un po’ come per la casa di campagna quando con sua sorella andava in paese a portare il latte alla gente e poi recarsi a scuola ,qui invece a piedi si incamminava dalla città alta alla città bassa per andare al laboratorio dello zio che si trovava quasi al centro della città ,molto vicino al Sienterone ,luogo questo centrale di Bergamo, nei pressi di via Borfuro una laterale di via San Orsola dove poi seguiva il Sienterone presso porta nuova ,qui arrivava per le otto e subito incontrava suo zio e altri lavoranti .
Le giornate passavano e lui presto imparò le varie funzioni del grande macchinario,era un grande telaio dove venivano tessute la varie parti delle maglie ,queste parti venivano poi rimagliate dalle ragazze per poi diventare maglie o maglioni completi.
La sera verso le sette smetteva il lavoro e sempre a piedi saliva per la via San Alessandro ,da qui a metà strada arrivava al paesetto ,una piccola contrada dove abitavano alcuni zii e la sua nonna Materna Luisa,a volte nel tragitto si fermava a salutarli e poi riprendeva il cammino per la sua casa ,come se non fosse cambiato nulla dal tragitto della casa di campagna ,solo che lì c’era un ambiente cittadino ,mente al suo paese c’era un ambiente paesano ,ma il percorso era simile ,e lui correva ,correva sempre anche lì ,gli mancava la chiesetta della sua madonna incoronata e il laghetto con i pesci che non avrebbe mai più visto ,in compenso c’era un’altra chiesetta in quel tragitto anch’essa della madonna che nel salire quella strada la incontrava e tra se recitava ancora la preghiera(l’ave Maria )
Giovannino rimane sempre più attratto dal nuovo mondo ,dal nuovo luogo della città antica di Bergamo. Una città che racconta la sua antica storia e le sue chiese e monumenti e strutture antiche ne parlano per lei. Giovannino ne continua a raccontare ,racconta di se ,della sua fanciullezza di quel tempo ,meta dei suoi ricordi e esplorazioni nuove. Lo fa con parsimonia con amore ,evidenziandone i particolari ,specialmente quelli storici per dare un senso al trascorrere del tempo e lasciare una impronta non solo sua ma delle epoche che si susseguono ,si mutano e si evolvono .Infatti in ogni luogo dove lui ha vissuto ,vive la sua vita ,ne fa e da memoria ,del suo passato e della storia.
Una storia che ha importanza per raccontare ,ha la sua valenza per l’emotiva e sensibilità ,per capire e far capire che ogni essere non è mai stato radicato per sempre nel proprio luogo nativo ,ma branche di esse hanno ramificato discendenze ,hanno fatto progenie e si sono diffuse nel mondo della nostra amata terra senza dare affermate appartenenze di fissa dimora,ma da uomini liberi che viaggiano nel tempo della vita. Vi racconto quindi accenni di storia bergamasca per poi passare al raccontino di Giovannino.
Quindi Bergamo oltre che città antica ,città d’arte e storia:
Bergamo è nota anche come città dei mille :l’otto Giugno del 1859 Giuseppe Garibaldi fa il suo ingresso nella città ponendo fine al dominio Austriaco passando dalle porte di San Lorenzo ,che presto vennero battezzate ,porta Garibaldi ,l’anno successivo nel 1860 e con 174 bergamaschi partirono nella spedizione dei mille,testimonianza questa dello stesso generale che ne dettò elogio di essi come prodi valorosi e figli di Bergamo e dell’Italia nostra poi.
Ma come di solito Giovannino divaga ,parla ,parla, vuole che tutto e tutti siano in armonia ,vuole che tutto sia scritto e sia fatto ,tiene alla storia come alla genealogia ,sa che molti sono i popoli ,gli stessi che invasero la sua terra ,lui di stirpe antica di origine Greca ,e tra se pensa :che tutto il mondo è paese gente che si è unita tra loro dando vita ad altre progenie e discendenze ,di razza e di cultura .
Infatti è di cultura che vi voglio parlare,di Giovannino ritorna a scuola:
al pensiero di raccontare egli sorride ,come se un orgoglio si espande sul suo volto bambino ,che non tramuta mai ,resta sempre col suo ricordo fanciullo.
Ritornava da lavoro da suo zio ,che come detto nel precedente racconto faceva il magliaio e per sua volontà decise di iscriversi alla scuola serale per acquisire la terza media ,lui al paese aveva conseguito la quinta elementare con fatica e aveva ripetuto sia la terza che appunto la quinta ,ora voleva riscattarsi e imparare qualcosa di più.
Erano i tempi del 1965 appena l’era che dette inizio al bum economico e in tutta Italia c’era fermento di industrializzazione e ricostruzione ,molte erano le ditte che aprivano e il lavoro abbondava per tutti ,ma la sua volontà era tanta ,lavorava e finiva a sera ed era difficile conciliare tutto ,ma i soldi servivano e come sempre trovò il modo per recarsi a scuola ,frequentò corsi serali e con tanta buona volontà si prese la terza media pur questa sofferta e sudata .
Di sera tornava da lavoro e dopo aver cenato ripartiva con la sua cartella recandosi di nuovo a piedi nella città bassa e correva, correva, mai ne aveva fine quel correre ,il suo limite di studio fu sempre il sei ,e questo lo ha accompagnato per tutta la sua vita ,non fu mai aiutato da nessuno ,un fai da te precario che a volte in lui c’erano tanti attimi di sconforto e delusioni,ma non si arrendeva e andava avanti ,la sua istruzione quindi ne diviene autodidatta pur avendo preso la licenza media ,convinto di ciò cerca con tutte le sue forze di migliorare e la passione per il canto poetico e coinvolgente, spera sempre che in un prossimo futuro arrivi ad avere un voto in più alto ,almeno un sette! questo me lo darete voi che mi leggete?
Furono quelli gli anni in cui Giovannino visse a pieno la sua vita da adolescente ,ora cresceva e si poteva definire uomo ,o quasi! Adagio si incamminava verso la vita e man mano scopriva realtà nuove in quella epoca che tutto era fiorente ,la magia degli anni sessanta ,definita da molti boom economico ,dove molte famiglie Italiane e europee scoprivano il progresso e la pace di quegli anni .
Ci furono le prime tecnologie dei media e delle attrezzature domestiche ,la televisione fece il suo esordio in prima fila in molte case Italiane e cominciò la crescita del benessere e del lavoro per tutti ,ricorreva l’anno 1965 e Giovannino aveva quindici anni ,come raccontato nel precedente episodio ,lui scoprì la politica e il suo idealismo ,ma anche la gioia di divertirsi con gli amici ,e sempre in quel periodo giravano canzoni di gruppi inglesi ,i Rokes , i Polinestore i Beatles e altri ,in Italia nasceva la gara musicale di San Remo e molti cantanti italiani ne cantarono di belle.
Ci fu il primo sbarco sulla luna e per un attimo si ebbe sensazione di trovare altri umani ,Giovannino come detto continuava ad andare da suo zio e in mezzo alle ragazze si sentiva un re ,seguiva con interesse quel bello di quel tempo e sentiva che c’era aria di fratellanza ,cosa ad oggi svanita come la nebbia al sole ,,ma ci furono molti episodi di odio politico ,sia in America che in Italia ,l’aria nuova cambiava e il benessere si diffondeva in stragi e paure ,si creava il clima della tensione .A Dallas in Texas in una manifestazione popolare venne ucciso il presidente Kennedy ,si racconta che appoggiava l’uguaglianza negra ,da lì altre stragi ,in Italia e in tutta Europa .
Nascevano molte canzoni cantate da diversi cantanti ,quelle di Celentano ,Adamo,Bobby solo, Little Tony , i Beatles e i Rlling stons e molti altri ancora , Giovannino e i suoi amici andavano spesso al colle aperto di Bergamo e lì si fermavano e col mangia dischi le ascoltavano ,era un gruppo di circa quindici ragazzi ,a volte oltre venti ,occupavano il vialetto e diverse panchine e c’era quello che faceva scherzetti, quello che fumava la prima sigaretta per farsi vedere grande ,quello che le sparava grosse e si mostrava spavaldo ,quello che era pieno di appuntamenti con ragazze e frettoloso si fermava per poi tornare dopo cinque minuti ,insomma dire che era un cinema era poco,ma c’era tanta armonia e gioia da vendere e da vivere .
Si,passò un po’ di tempo da quel giorno che Giovannino arrivo nella piazza vecchia e alzò le mani al cielo ,ora era diventato partecipe a tutta quella ghenga di amici come se fosse il padrone di città alta ,conosceva ogni vicolo ed era tra i posti più belli di quella città ,si recava spesso al cinema dei preti ,dell'oratorio il cinema Semenarino ,un cinema gestito dai preti dove lì era il ritrovo di tutti i ragazzi di città alta ,erano in molti a quei tempi alcuni figli di migrati come me .
Ma i soldi ! Maledetti soldi, erano sempre pochi e trasferitosi poi nella città bassa in via Sant’Alessandro ai piedi della città antica ,Giovannino si arrabattava per averne di più,aveva scoperto dove suo fratello nascondeva il suo salvadanaio e con furbizia gli ne prelevava alcuni,di solito erano le mille lire e con una spilla adagio, li tirava fuori anche perché in quel periodo dopo tante peripezie con suo padre si fece comperare la moto ;era un Morini -il corsarino sport 48 di cilindrata ,molto veloce a benzina ,con questa moto era invidiato da tutti i suoi amici e spavaldo scorrazzava giù e su per la via delle mura che da città bassa portava in città alta.
Si sentiva libero Giovannino e tutto girava per il meglio ,con il suo corsarino si portava in molti luoghi di cui le vallate bergamasche ,ai laghi e alle città vicine a Bergamo ,seguiva una unica direzione ,questa per non perdersi e per capire che poi nel tornare indietro era la stessa ,si era comperato occhiali scuri e un fatto fare da un sarto suo amico ,dei pantaloni di gins tipo western come quelli de mandriani con gli occhielli in parte alla gamba e l’intreccio della corda ,delle camice su misura e un giubbotto di pelle nera ,insomma era un centauro a tutti gli effetti .
Arrivati a gli anni settanta Giovannino aveva molti amici in più e con uno in particolare fondarono la Tana ,un scardinato molto grande per poterci andare a ballare con la loro compagnia ,misero divani ,manifesti luci colorate ,insomma crearono un ambientino mica male ,molto accogliente per loro ma in particolare per le ragazze .Per Giovannino fu l’inizio di un’era fantastica scopriva per la prima volta cose mai fatte ,come il ballo , in particolare il lento questo a luci spente si affusolava tra l’intimità adolescenziale ,quindi questi lenti nascondevano i primi approcci e il bello che al buio accadeva ,mano che scivolavano sui glutei ,attiravano baci e giochi di lingua fino ad arrivare al fondo schiena per poi strusciarsi e stringersi forte ,ed era talmente forte il fuoco che addosso si sentiva che entrambi cadevano in fusioni con la musica che suonava e suonava …
Il problema nasceva quando mancavano le ragazze ,e Giovannino per farsi e darsi vanto invitava le sue cugine ,erano carine naturalmente ,ma non erano abbastanza c’era bisogno di qualcosa in più in quella tana ,direi di lupi ! E da come si era messa la cosa bisognava darsi da fare ,non come oggi che si va a scimmiare nelle discoteche e assordarsi e a rompersi i timpani saltando come canguri senza nemmeno sfiorarsi ,e se si trova la puzzona che l’ha sotto il naso ,ma allora era tutto avventuroso e si decise di far partecipare con noi un’altra compagnia ,la compagnia del cinese ,era un bel ragazzo di nome Fausto e molto elegante .
Alcuni di loro erano tipi non affidabili ma a noi non interessava basta che portavano le ragazze ,quindi fu fatto un patto tra le due compagnie , quella di Giovannino e quella del cinese e per un lungo periodo questi vennero a ballare alla tana e tutto si svolgeva pacificamente ,almeno lì poi fuori nei loro luoghi a noi non importava quello che combinavano ,l’importante che quando venivano portavamo le donne altro non interessava .
E capitò in un lento che Giovannino ballo con una bella ragazza dal nome Carmen ,questa si strinse a Giovannino e l’emozione saliva alle stelle ,ci fu il primo bacio e incollato ad essa toccava il cielo ,aveva baciato una ragazza per la prima volta e quel assaporare di lingua e di sapore d’amore sentiva il suo odore ,la sua carne che tra le braccia si scioglieva ,come in una fusione evaporasse nei sensi della passione .Ma tutto finiva lì erano anche gli anni della semplicità e non della malizia e della violenza sessuale ,ma per la maggiore erano quelli genuini ,semplici e gentili ,non c’era la scortesia e la male educazione anche il più cattivo era l’onesto nel corteggiare una donna .
Carmen quindi fu la prima donna che donò il suo bacio a Giovannino ,e gli insegnò a baciare a fargli sentire quel desiderio mai provato e dopo qualche tempo non la vide più ,lui e i suoi amici continuarono ad andare col mangiadischi a colle aperto ,a cantare la giovinezza di allora .
Volano quegli anni incantati ,fantastici e meravigliosi che Giovannino vive con armonia e tanta felicità ,odori e sapori si innestano nella sua anima ne lasciano tracce di bellezza ,di candida e pura giovinezza ,di sincerità tra le genti genuine di quei tempi ,di un mondo fratello che nel bisogno una semplice parole un saluto veniva spontaneo dal cuore.
E compì i suoi diciotto anni il Giovannino uomo sempre a caccia d’amore che tra le tante non trova e non arriva mai ,ma gli arriva la lettera dal ministero della difesa ,la visita medica da passare a Brescia ,tre giorni di varie e scrupolose visite mediche che i dottori dell’esercito dovevano convalidare o meno la sua idoneità , difatti lui si ferma un giorno in più avendo chiesto di entrare nel corpo dei paracadutisti ,di questi furono scelti quattro baldi giovanotti di cui Giovannino .
Erano tempi irrequieti per Giovannino e quanto mai non lo erano o lo sono stati ! il suo stato di salute era ottima ma la sua sensibilità e il suo stato emoziona a volte lo tradiva e da quei quattro ragazzi ne fu scelto solo uno .questo era perfetto in salute e cioè la sua pressione sanguigna era positiva al massimo ,d'altra parte a chi volesse fare quel tipo di addestramento doveva avere tale requisito salutare ,e con una piccola amarezza a Giovannino gli fu assegnato il ruolo di assistente ai servizi vari nell’arma degli alpini nel corpo comando e sanità .
Ma andiamo per gradi : da prima fu mandato a San Rocco provincia di Cuneo ,qui fece il car ,un addestramento di quaranta giorni dove i militari venivano addestrati ,a marciare ,a conoscere le armi e i loro funzionamenti ,a lanciare le bombe e a sparare al poligono ,cosa che a Giovannino gli piaceva fare ,gli piaceva stare assieme ad altri anche se tra i tanti c’era sempre il rompi ,ma di questi veniva spesso da molti messo subito a tacere ,le camerate erano enormi e la sera dopo aver girato per il paese di San Rocco e andato in una osteria a mangiare e bere del buon vino piemontese Giovannino e altri ritornavano in camerata ,lì come tante femminucce ognuno si curava la sua intimità i panni intimi e cioè le mutandine e i calzini venivano lavati nei grandi lavandini della caserma e negli angoli della camerata appesi ,c’era pure l’angolino per stirarsi le camice e a turno ognuno si stirava la propria biancheria ,le coperte e le lenzuola venivano date dalla caserma e ogni certo periodo erano da cambiare ,la mensa era enorme e il cibo al quanto buono,Giovannino solitamente mangia lì a pranzo poi la sera in osteria .
E avanti passo ! Tante le marce ,quante risate con il cappello e la penna nera in testa era un vero uomo ,un alpino di quelli che veramente apprezzava ,apprezza ancora il vino .Furono giorni che passarono in fretta anche perché a Bergamo aveva lasciato gli amici e li ne aveva fatti altri .aveva lasciato un progresso che sempre più cresceva e in quegli anni tante cose cambiavano in fretta ,si vedevano i primi centri commerciali ,correva l’anno 1970 il progresso aveva fatto passi da giganti e l’Italia stava in buona salute come naturalmente il nostro Giovannino .
Finirono i giorni dell’addestramento e Giovannino ebbe licenza di recarsi a casa sua ,in quella occasione lui ricorda che si recò dalla sua nonna a Candida e al suo paese Salza Irpina ,salutò gli amici di prima infanzia e molti suoi parenti ,si sentiva libero e su quel treno che portava al sud era un giovane fatto oramai a tutti gli effetti .Ritornato a Bergamo dal car fu destinato il reggimento di appartenenza e come detto fu mandato a Merano in provincia di Bolzano ,qui al raggruppamento servizi della sanità e del comando .
Da subito ebbe l’incarico di recarsi alla mensa ufficiali e nel tempo adeguato faceva l’attendente al Colonnello Guaschino ,una persona tutto d’un pezzo ,ma molto buono di cuore ,gli voleva bene a Giovannino e fu proprio da quell’affetto che un giorno successe il finimondo : Giovannino aveva il permesso fino alle ore ventitré e trenta ,cosa che altri erano limitati alle ventidue e trenta nel rientro serale alla caserma ,sentiva voci dai suoi amici che il colonnello lo cercava e che la caserma era in subbuglio ed erano tutti in allerta e lui non capiva cosa centrasse e cosa avesse fatto ,rientrò e alla porta centrale d’entrata il sergente maggiore avvisava Giovannino che il colonnello era incazzato nero , sempre più si faceva fitto il mistero e il sergente spiegò a Giovannino chi erano i due ufficiali che erano stati a pranzare alla mensa ufficiali? E da dove provenivano ? Giovannino che aveva responsabilità di registrare la presenza sugli addetti registri della mensa e chi fossero disse che tutto era stato fatto a secondo delle disposizioni date .
I due ufficiali provenienti da un altro reggimento si erano fermati a desinare a quella mensa ,ma Giovannino prese loro solo i loro nomi e non il numero di matricola militare e da li ci fu un casino ,si pensò da subito che fossero spie e quant’altro e lui con altri della mensa furono passati responsabili di quell’accaduto,il colonnello che come detto voleva bene a Giovannino lui ed altri li condannò a stare per tre giorni puniti nella cella del corpo di guardia alla porta centrale ,naturalmente non furono chiusi nelle sbarre e nemmeno poi fu scritto nulla sul concedo militare perché questa fu una distrazione bella e buona .
Fu una sera ventosa e tirava vento di scirocco che Giovannino conobbe una bella ragazza ,quella che poi sarebbe stata la sua futura moglie ,con un suo amico si erano recati a mangiare una pizza e bere della birra Foster ,usciti dal locale videro tre ragazze di cui Margherita al momento Giovannino buttò l’occhio sulla rossiccia ,una tedesca bella formosa e piena di salute con tutte le sue belle forme in evidenza ,si avvicinarono a loro e Giovannino per attaccare discorso gli fece una battuta : peccato disse! Siete tutte tedesche e non capite quello che diciamo ,ma subito Margherita disse di non essere tedesca e che lei era veneta spunto questo per attaccare bottone , infatti la discussione o meglio l’approccio funzionò, Giovannino e il suo amico le invitarono a ballare ,una balera carina molto intima ,lì si conobbero parlarono di tutto e di più con l’intendo che la sera dopo si sarebbero visti ,almeno quello che Giovannino disse a Margherita e stabilirono alle venti e trenta della sera dopo .
Sapendo dove Margherita lavorava Giovannino la sera dopo si recò all’appuntamento ,si anticipò e alle diciannove era già lì come un fesso ad aspettare ,Margherita allora era molto bella ! E lui ci teneva a conoscerla ,ma lei non arrivava ,passarono due ore e nessuno si vedeva ,Giovannino tra se pensava che le donne a volte sono tutte uguali ,che se non trovano il principe azzurro non si muovono ,erano ormai le ventuno una serata d’autunno il vento era treschino in quel posto molto bello dal sapore straniero ,chissà se verrà diceva tra se Giovannino ,l’attesa era diventata ansia e non ci stava più nei panni ,si fumò due pacchetti di sigarette ma nulla cambiò e decise di andarsene ,si allontanò qualche passo e da lontano sentì una vocina direi al quanto incazzosa che diceva:
Senta lei perché mi ha mentito? Giovannino divento di mille colori e non capiva perché Margherita gli facesse tale domanda ,gli rispose chiedendogli cosa fosse capitato e lei gli ribadì la stessa domanda aggiungendo che lui doveva identificarsi che era un militare .Ho capito disse Giovannino ! I militari qui non sono ben visti e la sera si andava in un bar ci si vestiva in borghese e si girava per conoscere qualche ragazza altrimenti era difficile fare conoscenze .Chiarito il fatto la Margherita acconsenti ad andare con lui in un bar ,qui si misero in un privè e bevvero qualcosa ,i primi sorrisi e battute fecero esordio e la simpatia incrociò gli sguardi nacque subito una bella intesa che si protrasse in tante sere dopo sempre o quasi in quel privè ,le passeggiate sul Passirio di Merano poi erano tra le più romantiche e i primi baci rubati ne facevano passione .Nasceva così un amore il primo di Giovannino e nel seguente anno si sposava con Margherita .
Giovannino si sposa .
Dai diciotto anni Giovannino passa subito ai ventidue anni in cui prossimo al matrimonio sorvolando fatti che già in precedenza vi ho accennati : il militare e la sua leva e quello che lui aveva passato in quel mondo nuovo ,la conoscenza con la Margherita e il luogo di Merano dove l’aveva conosciuta .
Dopo alcuni mesi egli finì la leva ,erano gli anni 1971 e con la sua futura moglie decise di recarsi a Venezia .Erano gli ultimi giorni di militare e gli fu concessa la licenza premio a lui spettante di diversi giorni e vollero recarsi a Venezia ,Verona e nei posti dove la Margherita aveva trascorsi i suoi anni da fanciulla ,poi da li a Bergamo a conoscere la famiglia di Giovannino .
Fu una bella vacanza prematrimoniale e il morale era alle stelle tante erano le cose da fare e mille programmi da espletare , comunque la Margherita restava ancora per un anno a Merano prima di trasferirsi definitivamente a Bergamo in modo che il suo futuro marito preparasse il loro nido d’amore .In quel giro di piacere fecero da prima tappa a Verona e visitarono L’arena il centro storico e il palazzo Maffei meta questo che interessava a Giovannino per la sua antica casata .Pernottarono in un alberghetto e nella serata a cena consumarono un pasto a base di pesce bevvero del vino bianco ,esattamente una bottiglia di verdicchio ,lui lo sostenne bene ,ma la sua donna al primo bicchiere si ubriacò e Giovannino rimase in bianco ,lui sperava che in quella occasione potesse fare qualcosa di intimo ma vedendo la situazione non ne volle approfittare .
Il giorno dopo passata la sbronza a Margherita partirono per Venezia anche qui presero una stanza e girarono la laguna in lungo e in largo ,era d’estate e il caldo era insopportabile ,sul letto Giovannino vedeva la sua donna nuda e il sangue gli saliva alla testa ,furono abbracci e carezze ,il resto ve lo lascio immaginare a voi ,fecero foto a piazza san Marco e viaggiarono spesso in gondoletta con lo stupore e il piacere per entrambi ,forse quel viaggio prematrimoniale fu meglio del viaggio di nozze .Dopo Venezia si recarono a Bergamo ,qui li aspettava la famiglia di Giovannino e con tanta accoglienza la madre il padre e i fratelli e sorelle di Giovannino accolsero la futura sposa ,il padre il giorno seguente da subito gli regalò l’anello di fidanzamento che Giovannino gli mise al dito e fecero una modesta festa con la presenza dei parenti più stretti .
Passarono alcuni Giorni e dopo aver fatto vedere la città Giovannino e Margherita tornarono a Merano dove lui di seguito ebbe il concedo ,lasciò quindi la Margherita a Merano e con l’accordo che al fine anno lei si sarebbe trasferita definitivamente da lui a Bergamo . L’attesa era lunga e la pazienza di aspettare era interminabile ,mille erano le lettere che ogni giorno Giovannino gli ne scriveva una e le telefonate fattogli sul posto di lavoro ,sembrava che il tempo si era fermato e non passasse mai .
Preparò tutto Giovannino : la casa in affitto arredata e tutto l’occorrente per il matrimonio .Questo avvenne nel 1973 ,il 13 Gennaio nella chiesa di San Alessandro in colonna ,una giornata di sole con un gran freddo e diversi invitati .Si recarono in un ristorante il Ventimiglia ,ad oggi chiuso .lì festeggiarono e ballarono la loro festa ,brindarono alla vita e al loro eterno amore .
Partirono quindi per il viaggio di nozze ,la meta era il suo paese nativo ,qui incontrò la sua zia Francesca e il suo zio Luigi di Candida e la sua dolce nonna Giovannina ,quella che un tempo alla sua fattoria gli tirava i sassi per avere le dieci lire per comperarsi il cono gelato ,salutò il ciabattino e i suoi amici di infanzia e partecipò ancora una volta con suo zio Luigi all’uccisione del maiale con la gioia dei cugini e a bere quel buon vino che in quei luoghi fa onore a quella terra .
Tornati a Bergamo cominciarono la loro avventura lavorativa , a quei tempi Giovannino si era staccato da suo zio e non volle più andare a lavorare da lui ,trovò un posto di lavoro in una ditta di elettrochimica ,lavoro questo al quanto pericoloso e nocivo ma ben retribuito , lei invece era brava a stirare e si recava da una lavanderia a fare delle ore di stiro ,in più presero del lavoro di impagliatura ,del tipo viennese e in una stanza debita a questo per circa due anni misero da parte circa ottocentomila lire questi servirono per aprire un laboratorio .
Ebbero tre figli ,di cui una femmina e due maschi .
Ad oggi molte cose sono cambiate, scrivo poesie e romanzi ,cambia il modo di comunicare , il mondo essere e sempre più ci isoliamo l’uno dall’altro ,ora in questi anni il virtuale fa faville grazie ad esso io posto la mia arte e sempre più si cerca di avere un dialogo attraverso i social network .
Giovanni Maffeo Poetanarratore .
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